Siamo in buone mani? Un’istantanea sullo stato di salute di Cassa Forense – di Paola Boccardi
26 Maggio 2026
I matematici dicono che i numeri sono il linguaggio universale che scandisce la nostra esistenza.
Non ne sono mai stata così convinta e gli studi in giurisprudenza non mi hanno certo aiutata ad approfondire l’argomento, tuttavia non si può certo negare la capacità dei numeri di fotografare, in modo istantaneo, una condizione di positività o negatività, un po’ come accadeva a scuola quando il voto finale dell’anno determinava la promozione o la bocciatura.
Ebbene, lo scorso aprile è stato approvato dal Comitato dei Delegati il Bilancio di Cassa Forense al 31.12.2025.
Poiché noi avvocati dedichiamo tempo ed attenzione alla lettura dei bilanci per i nostri clienti, ma difficilmente analizziamo i bilanci degli Enti che governano la nostra attività professionale, vi sottopongo uno screenshot dei numeri più significativi del corposo documento.
Cassa Forense ha registrato nell’anno 2025 un utile di esercizio pari a 1.332.220.000,00 euro, il patrimonio netto ha raggiunto quasi 21 miliardi e l’Ente ha ottenuto nella gestione finanziaria una performance positiva del 9,9%!
Possiamo quindi dire che i numeri di Cassa Forense restituiscono una fotografia di piena solidità ed affidabilità dell’Ente.
Eppure l’avvocatura lamenta trattamenti previdenziali non adeguati alle aspettative ed un welfare non pienamente soddisfacente.
Sotto il profilo previdenziale chi versa ogni anno a Cassa Forense importi rilevanti (anche in forza del 3% dovuto a titolo di solidarietà da chi ha un reddito sopra soglia) lamenta che la valorizzazione della attuale pensione massima è molto distante dai redditi percepiti durante la piena attività, ed al contempo chi invece ha redditi minori lamenta l’inadeguatezza delle pensioni soprattutto se parametrate a quelle di alcuni dipendenti o dirigenti di azienda.
Dal gennaio 2025 inoltre, con la riforma previdenziale, è entrato in vigore il sistema contributivo e pertanto i trattamenti pensionistici verranno ancora maggiormente ancorati al quantum effettivamente versato, sempre nel limite della soglia massima (pari ad euro 130.000,00 annui)
In relazione al welfare, benchè Cassa Forense destini ogni anno quasi 100 milioni di euro ai bandi, sussistono lacune in primis sotto il profilo dell’assistenza sanitaria in quanto, benché la polizza sanitaria sottoscritta dall’Ente a favore di tutti gli iscritti abbia un costo assai rilevante, l’assistenza offerta risulta comunque parziale.
La ragioni risiedono ancora una volta nei numeri!
Il rapporto Censis sullo stato dell’avvocatura ha fotografato una diminuzione degli iscritti, ma i numeri ci dicono che siamo molto numerosi e che prestare previdenza ed assistenza per tutti ha un costo eccessivo per l’intera categoria e ciò incide inesorabilmente sui trattamenti pensionistici ed assistenziali.
A questo riguardo, nel corso della presentazione del rapporto Censis la Presidente di Cassa Forense, avv. Marisa Annunziata, ha sottolineato come la legge professionale nel 2014 abbia imposto l’iscrizione a Cassa Forense anche di coloro che in realtà non avrebbero voluto essere iscritti, come chi aveva redditi sotto soglia. Il risultato è stato che se nel 2013 erano iscritti a Cassa Forense 177.000 avvocati, nel 2015, ovvero nel post riforma professionale, gli iscritti erano 220.000, e nel 2020 addirittura 245.000.
Le cancellazioni registrate dal rapporto Censis negli anni 2024 e 2025 non sarebbero dovute pertanto solo alla situazione di crisi in cui versa l’avvocatura, ma anche dalla scelta di coloro che già nel 2014 non avrebbero voluto essere iscritti all’Ente, molti dei quali hanno virato verso altre professioni (si pensi all’ufficio del processo, ai cancellieri, a chi è dedito esclusivamente all’insegnamento).
Utile pertanto – ha aggiunto la Presidente – sarebbe tutelare e trattenere solo coloro, giovani e meno giovani, che vogliono realmente fare gli avvocati, ovvero coloro che credono nella nostra professione e non hanno scelto l’avvocatura come ripiego rispetto ad altre aspirazioni.
Ma come fare? In questo potrebbe essere di ausilio la nuova legge professionale, in attualità al vaglio del Parlamento, ma allo stato si è pensato all’introduzione del terzo mandato per gli incarichi di rappresentanza, ma nulla in merito alle iscrizione obbligatorie degli avvocati a Cassa Forense o al sistema previdenziale per coloro che verranno formalmente qualificati come monocommitenti.
Altro modo per rispondere alla richiesta dell’avvocatura di avere prestazioni previdenziali più adeguate ed un welfare più rispondente alle esigenze della categoria potrebbe essere ipotizzare di destinarvi una parte della reddittività del rilevante patrimonio di Cassa Forense, un patrimonio che negli studi e nelle proiezioni future è in costante crescita.
Un’ipotesi tuttavia non di rapida soluzione rilevato che i Ministeri, che vigilano sulla sostenibilità dell’Ente, applicano parametri molto rigorosi nel valutare ciò che va ad incidere sulla sostenibilità e sul futuro previdenziale, in un’ottica temporale ben superiore ai 30 anni.
Ed ancora una volta tutto ruota intorno ai numeri. In questo caso quelli che vengono forniti dagli attuari e che costituiscono i cardini del giudizio sulla sostenibilità… ma per noi cultori del diritto, che abbiamo studiato giurisprudenza, quelli risultano proprio incomprensibili!