Settembre andiamo è tempo di votare. Editoriale – di Vinicio Nardo

30 Agosto 2026

Il 5 ottobre sceglieremo i delegati della Cassa Forense. Elezioni importanti quanto sfortunate, per la collocazione in scia delle vacanze estive che le nascondono per poi farle ricomparire improvvisamente come un gatto in tangenziale.

Ed è curioso, visto che, dei nostri tre Organi istituzionali, quello previdenziale è al momento il più saldamente piantato nel terreno, sicché tanto più corale dovrebbe essere invece la partecipazione all’elezione delle persone che dovranno occuparsene.

Ancor di più in Lombardia, regione che esprime il picco delle contribuzioni ma che non ha saputo mantenere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione, organo gestorio a sua volta eletto dai delegati. 

La votazione si svolge su base distrettuale ma Milano, come da recente tradizione, schiera due sue liste: la nostra – NOI AVVOCATI, lista numero 4, di cui trovate una presentazione in questa stessa newsletter – e la lista capeggiata dal Presidente dell’Ordine di Milano.

Gli Ordini circondariali, dal canto loro, esprimono la consueta lista di coalizione composta da un rappresentante ciascuno. In sintonia con il sistema che prevede solo il voto di lista (vanno in Cassa il capolista e poi il secondo e poi il terzo …  in base al numero di voti ricevuti dalla lista stessa), i rispettivi candidati scorrono verso l’alto ad ogni tornata elettorale (alla scadenza quadriennale), assicurando così una perfetta rotazione degli Ordini. 

Va da sé che le ambizioni del singolo possono risultare non sincronizzate con la ruota (quando gli tocca in sorte un posto basso in lista), ma la disciplina di gruppo ha finora sempre prevalso sulle aspirazioni personali. Finora. La novità è il trasbordo da un carro all’altro del candidato di Varese, per una collocazione decisamente migliore.

Va dato atto al candidato in questione di essersi dimesso (volente o nolente non sappiamo e nemmeno ci riguarda) dalla carica che rivestiva di Presidente dell’Ordine, in tal modo certificando che la sua candidatura non è finta, potendo star certi che, se eletto, in Cassa ci andrà per assenza di alternativa.

Uguale certezza non si può avere per il numero uno della lista di approdo, cui le alternative invece abbondano poiché, mentre chiede il voto per andare in Cassa, è allo stesso tempo Presidente dell’Ordine distrettuale, nonché in lizza come candidato sindaco della metropoli milanese, e forse dimentico qualcosa.

Si tratta di un esempio scolastico di “voto civetta”, ossia chiesto da chi non lo userà se non per cederlo al candidato collocato dietro (in virtù del sistema elettorale con “graduatoria” predeterminata dalla collocazione in lista).

Alle corte: voti il presidente di Milano e ti becchi quello di Varese (per giunta ex).

Ovviamente sarebbe ingiusto contrabbandare questa (piccola) parte per il tutto. Sappiamo bene che di là convive l’emblema del “voto utile”, ossia il Presidente onorario di ASLA che scende in campo personalmente, forse deluso dai delegati su cui aveva puntato in precedenza.

Non è una novità, semmai una conferma attesa, vista la massiccia partecipazione di alcuni grandi studi alle scorse elezioni dei delegati al Congresso forense: un’esibizione muscolare che aveva prodotto risultati sorprendenti. Ma a costo di quali sacrifici?

Non vedo come altro chiamare, se non sacrificio, il bavaglio che l’associazione degli studi strutturati si è autoimposta riguardo alla riforma professionale. Dopo tanto predicare negli anni su ciò che serve a rendere moderna la professione, quanto sarà costato rimanere silenti su questa legge da pannicelli caldi, blindata dagli occasionali conduttori del taxi di matteiana memoria?

A metà agosto abbiamo tutti letto un articolo di Italia Oggi con critiche di esponenti di grandi studi alla legge appena varata. Tutte sottoscrivibili ma tardive, dopo aver voltato la testa quando era il momento di inserire la riforma professionale nell’ordine del giorno del congresso di Torino, salvo poi licenziare una noticina critica il giorno dopo la scadenza del termine statutario. 

Difficile trovare una logica in questa linea politica.

Della nostra lista non dico nulla, già ci conoscete. La nostra linea è chiara e cerchiamo di esporla ai colleghi da svariati mesi anche attraverso questa newsletter. 

Crediamo nella comunicazione positiva, quella che veicola concetti concreti senza imbellettamenti. Che prende posizione, pur tendendo l’orecchio ai contraddittori. Che si propone obiettivi puntuali, senza attaccarsi a ogni liana della foresta. Che non ha dubbi su cosa scegliere tra la leggerezza del reel e una contegnosa omertà.

Cerchiamo così di costruire una comunità orizzontale di colleghi che, con difficoltà diverse e identica passione, svolgono quotidianamente questa nostra professione senza privarsi del gusto di confrontarsi e, magari, fraternizzare.

In testa alla nostra lista ci sono Paola e Silvana, che tanto e bene si sono spese nel lavoro di delegate. E tra loro due Ettore, che si impegna a farlo nel prossimo futuro secondo una positiva attitudine già dimostrata in 8 anni di Consiglio dell’Ordine.

Noialtri in lista – Corrado, Matteo, Antonio, Laura, Paolo, Silvia ed io – non ci limitiamo a fare il tifo per loro tre, ma vi chiediamo il voto. 

Il voto a noi per voi. Il voto alla lista NOI AVVOCATI per portare avanti la nostra, e vostra, idea di previdenza, ed insieme una visione moderna e non preclusiva di professione forense.