Riforma professionale e Cassa Forense: al convegno LAF il punto sulla previdenza con la Presidente Avv. Marisa Annunziata – di Gaia Martinenghi

30 Settembre 2026

Il 23 settembre, nell’Aula Magna del Tribunale di Milano, la Libera Associazione Forense ha promosso un incontro dedicato alla riforma dell’ordinamento professionale e alla Cassa Forense, presieduto dal Presidente LAF Avv. Guido Bellatorre e con la partecipazione della Presidente di Cassa Forense Avv. Marisa Annunziata ed alcuni fra i candidati della lista 4 Noi Avvocati – Paola Boccardi, Ettore Traini, Silvana Turri, Corrado Limentani -. Un confronto particolarmente attuale vista l’imminenza delle elezioni dei delegati del Comitato di Cassa, dal quale è emersa la necessità di mantenere una Cassa solida, che possa tuttavia tradurre la propria capacità patrimoniale in un vantaggio più concreto per gli iscritti.

In apertura del tavolo, la Presidente di Cassa Forense Marisa Annunziata ha richiamato il valore della rappresentanza territoriale: la Cassa opera per un’avvocatura assai differenziata per redditi, condizioni di esercizio e bisogni, nonostante ciò non può esistere un’avvocatura “a due o tre velocità”. Il ruolo dei delegati consiste nel raccogliere le istanze dei territori e nel trasformarle, attraverso il confronto nazionale, in proposte sostenibili e condivise.

Annunziata ha poi ricordato un dato spesso trascurato nel dibattito: Cassa Forense è un ente privatizzato, ma opera entro vincoli e controlli pubblici stringenti. Ogni scelta previdenziale e assistenziale passa attraverso la vigilanza dei Ministeri competenti (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero della Giustizia) e degli ulteriori organi di controllo. Questo spiega perché molte richieste, pur pienamente comprensibili, non possano essere risolte per il mero tramite di una deliberazione interna.

È il caso della doppia applicazione del contributo integrativo del 4% nelle fatturazioni tra avvocati e studi associati: la Presidente ha ricostruito i tentativi compiuti per superare tale distorsione e la necessità di un intervento legislativo. Lo stesso vale per la rivalutazione dei trattamenti pensionistici e per la possibilità di destinare una parte maggiore della redditività degli investimenti al benessere degli iscritti.

Il punto, dunque, non è rinunciare a queste battaglie, ma condurle con realismo e continuità nel rapporto con le istituzioni. In questa prospettiva si colloca la richiesta di una fiscalità più equa per le Casse professionali e della possibilità di utilizzare una quota dei rendimenti patrimoniali per rafforzare pensioni e welfare.

 

Sul versante della riforma dell’ordinamento forense è intervenuto l’ Avv. Corrado Limentani, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano e candidato al Comitato dei Delegati. Limentani ha evidenziato anzitutto un problema di metodo: nella costruzione del disegno di legge elaborato dal Consiglio Nazionale Forense e, successivamente, della legge delega, la base dell’avvocatura e i Consigli dell’Ordine non hanno avuto il coinvolgimento che sarebbe stato necessario. Modus operandi che si ripropone oggi: la disciplina attuativa è ormai in dirittura d’arrivo, con tempi che non permettono all’avvocatura di intervenire sulla disciplina che vedrà in concreto l’attuazione di quanto in generale sancito dalla cornice della legge delega. 

La legge delega contiene certamente elementi di novità ma, secondo Limentani, non esprime quel rinnovamento della professione che molti attendevano. Una parte significativa dei suoi principi riprende norme, regolamenti e orientamenti già elaborati dal CNF e dalla giurisprudenza. Restano inoltre aperte questioni decisive: l’intelligenza artificiale, il ruolo dell’avvocatura nell’ordinamento giudiziario, la separazione tra funzioni giurisdizionali e funzioni amministrative o regolamentari, il compenso dei praticanti e una revisione più incisiva delle limitazioni alle incompatibilità professionali.

Tra i profili più discussi, Limentani ha richiamato anche l’estensione a tre mandati consecutivi, ciascuno di durata triennale, per gli organismi ordinistici. 

 

Il cuore dell’incontro è stato dedicato al tema previdenziale, affrontato in prima istanza da Paola Boccardi, già Delegata di Cassa Forense e ricandidata per il prossimo mandato. Il suo intervento ha ricostruito le ragioni della recente riforma previdenziale, il passaggio al sistema contributivo puro per i nuovi iscritti e le criticità che la Cassa deve affrontare nel lungo periodo: il calo demografico, la minore attrattività della professione e la progressiva riduzione del rapporto tra contribuenti attivi e pensionati.

Boccardi ha altresì evidenziato come il delegato non svolga una funzione soltanto rappresentativa, intervenendo con il Comitato nelle scelte essenziali della Cassa: bilancio, riforme previdenziali e assistenziali, asset allocation, livello di rischio degli investimenti. Accanto a questa funzione istituzionale, di grande impatto il lavoro sul territorio, a sostegno dei colleghi che incontrano difficoltà nelle pratiche previdenziali e assistenziali più complesse.

Boccardi ha evidenziato il focus della proposta della lista 4 Noi Avvocati: nelle annualità in cui gli investimenti producono rendimenti superiori alle previsioni attuariali, una quota di tale risultato deve essere accreditata sulle posizioni previdenziali individuali. Non si tratta di intaccare il patrimonio o di comprometterne la sostenibilità, ma di coniugare la crescita della Cassa con un ritorno diretto per chi quel patrimonio alimenta attraverso la propria contribuzione.

È necessario adottare una prospettiva che superi l’idea di una Cassa percepita soltanto al momento del pagamento dei contributi o del pensionamento. La previdenza deve accompagnare l’intero percorso professionale, offrendo prospettive concrete anche a chi oggi è lontano dall’età pensionabile. In questa direzione si collocano anche la richiesta di abolizione della doppia imposizione del 4%, che bisogna continuare a perorare con l’attività politica, la riduzione dei contributi minimi per i praticanti, il sostegno alla formazione specialistica, all’informatizzazione degli studi e all’utilizzo consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale.

Boccardi ha inoltre richiamato l’esigenza di considerare il diverso costo della vita nelle città italiane quando i bandi prevedono limiti reddituali. Un reddito che può apparire adeguato in astratto non assicura le medesime condizioni di vita e di esercizio della professione a Milano, dove il costo dell’abitazione e dell’organizzazione dello studio incide in misura particolarmente significativa. 

 

Silvana Turri, già delegata e ricandidata per il prossimo mandato, ha illustrato la situazione patrimoniale di Cassa Forense e approfondito le modalità di gestione del patrimonio. 

La nostra cassa professionale dispone di una struttura patrimoniale robusta e di uffici che hanno dimostrato competenza, prudenza e capacità di gestione nel garantire le prestazioni previdenziali e assistenziali, oggi e per il futuro. Proprio questa solidità, secondo Turri, impone però consapevolezza. La nostra Cassa professionale contribuisce infatti al bilancio consolidato dello Stato, da qui la soggezione a norme di legge e paletti economici che ne delimitano i risultati finanziari.

Gli investimenti della Cassa devono essere valutati su un orizzonte lungo, con criteri rigorosi di rischio, rendimento e liquidità. Il patrimonio non costituisce una disponibilità liberamente spendibile, ma la garanzia delle prestazioni future. Ciò non esclude  che la buona gestione possa produrre risultati da restituire progressivamente agli iscritti, attraverso strumenti compatibili con gli obblighi di sostenibilità.

L’intervento di Turri ha dato rilievo anche all’educazione finanziaria: comprendere il funzionamento della Cassa significa poter compiere scelte più consapevoli, dai riscatti alla contribuzione modulare, fino alle opportunità assistenziali. I contributi non sono soltanto un costo imposto, ma costituiscono la base della futura tutela previdenziale e dell’assistenza nei momenti di difficoltà.

 

A chiudere il convegno l’Avv. Ettore Traini, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano, che ha richiamato alcuni effetti pratici della riforma dell’ordinamento forense in attesa dei decreti legislativi: disciplina della monocommittenza, società e reti tra professionisti, cariche gestionali e tutela dell’autonomia dell’avvocato. Temi che richiederanno attenzione, perché incidono direttamente sull’organizzazione degli studi e sulle condizioni di lavoro dei giovani colleghi.

 

Il convegno ha restituito una panoramica franca della situazione attuale dell’avvocatura, economica e non, in un momento di transizione quale l’attesa dell’attuazione della legge delega. E’ emersa segnatamente la necessità di una riforma professionale capace di affrontare le trasformazioni del lavoro legale, ma anche di una previdenza che riconosca maggiormente agli iscritti il valore prodotto. È su questo terreno che la Lista 4 Noi Avvocati si propone di far valere le istanze dell’avvocatura milanese nel quadro composito dell’avvocatura italiana.