Sulla pubblicità forense l’Autorità per la concorrenza bacchetta la riforma – di Claudio Santarelli
28 Giugno 2026
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha espresso un parere su testo del DDL sulla riforma forense. Tra i temi toccati, l’Autorità ha toccato il tema della disciplina della pubblicità dei servizi legali-
Sul punto, l’AGCM rileva “che il DDL Delega individua, all’articolo 2, comma 1, lettera e), principi di carattere generale, rinviando ai decreti attuativi la definizione puntuale della materia; al riguardo, appare opportuno che sia adottata una terminologia coerente con il quadro vigente, facendo riferimento alla “pubblicità” e non alla sola “informazione”, e che sia preservato un assetto che consenta un ampio ricorso ai diversi strumenti pubblicitari, evitando restrizioni non giustificate”
Giustamente si deve rilevare che l’avvento del digitale, la diffusione dei social media e la crescente competitività del mercato dei servizi professionali hanno modificato radicalmente il modo in cui gli avvocati si presentano al pubblico. Come sappiamo la pubblicità degli avvocati non rappresenta più un fenomeno marginale. Oggi studi legali e professionisti investono in siti web, campagne sui motori di ricerca, contenuti social, video promozionali e strategie di marketing sempre più sofisticate e se da un lato tali strumenti consentono una maggiore trasparenza e favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di servizi legali, dall’altro rischiano di trasformare l’attività forense in un mercato dominato da logiche esclusivamente commerciali.
Ci si aspettava che fosse varata una regolamentazione precisa, necessaria innanzitutto per garantire la correttezza dell’informazione affinchè il cittadino che cerca assistenza legale non si trovi in una situazione di particolare vulnerabilità tanto che la pubblicità deve essere fondata su criteri di veridicità, trasparenza e completezza, evitando qualsiasi forma di comunicazione ingannevole.
Purtroppo così non è stato ed il testo del progetto di riforma si limita a “stabilire che la pubblicità sull’esercizio della professione dell’avvocato sia disciplinata in modo idoneo a tutelare l’affidamento della collettività e a garantire il rispetto del segreto professionale”.
Ma l’avvocato non svolge una semplice attività commerciale, in quanto esercita una funzione di rilievo costituzionale, essenziale per l’attuazione del diritto di difesa e per il corretto funzionamento della giustizia. Una comunicazione aggressiva o sensazionalistica rischia di compromettere la fiducia che i cittadini ripongono nella figura del difensore, riducendo il rapporto professionale a una mera transazione economica.
Attendevamo che la Riforma attuasse delle regole chiare anche in relazione ai nuovi strumenti digitali. Le piattaforme social consentono una diffusione capillare dei contenuti e rendono sempre più difficile distinguere tra informazione, divulgazione e pubblicità, si possono facilmente superare i confini tradizionali della comunicazione professionale. Senza una disciplina dettagliata, il rischio è quello di una crescente disomogeneità interpretativa e di un’applicazione incerta delle norme deontologiche.
Una regolamentazione efficace dovrebbe garantire condizioni di concorrenza equilibrata tra i professionisti. Gli studi di maggiori dimensioni dispongono spesso di risorse economiche significative da destinare al marketing, mentre i professionisti più piccoli potrebbero trovarsi svantaggiati in una competizione basata prevalentemente sulla capacità di investimento pubblicitario. Regole uniformi e ben definite contribuiscono a preservare un mercato fondato principalmente sulla qualità delle prestazioni e sulla competenza professionale.
Ciò non significa limitare ingiustificatamente la libertà di iniziativa economica od il diritto degli avvocati a comunicare con il pubblico. Al contrario, una disciplina moderna dovrebbe riconoscere la legittimità della pubblicità informativa, valorizzando gli strumenti che consentono ai cittadini di conoscere competenze, specializzazioni, esperienze e modalità operative dei professionisti. L’obiettivo non deve essere quello di impedire la comunicazione, bensì di garantire che essa avvenga nel rispetto di principi etici e nell’interesse degli utenti.
In conclusione, la crescente centralità della comunicazione digitale rende indispensabile una regolamentazione precisa e aggiornata della pubblicità degli avvocati. Solo attraverso norme chiare – chieste anche dall’AGCM – coerenti e adeguate alle nuove tecnologie sarà possibile conciliare le esigenze di trasparenza e concorrenza con la tutela della dignità della professione forense e della fiducia dei cittadini nel sistema della giustizia.