Rapporto censis 2026 – di Paola Boccardi

30 Aprile 2026

Il 29 aprile presso la Camera dei Deputati è stato presentato il decimo rapporto sull’avvocatura, un appuntamento nell’agenda di Cassa Forense volto a fotografare le evoluzioni della nostra professione al fine di valutarne le prospettive future.

L’indagine, che ha coinvolto circa 31.000 avvocati, ovvero coloro che hanno risposto alle domande inviate dal Censis, ha evidenziato che la crescita degli iscritti si è progressivamente ridotta, con una conseguente riduzione delle nuove iscrizioni e con un aumento delle cancellazioni.
In particolare è stato rilevato un rallentamento nella crescita della presenza femminile nella professione.
Il numero degli avvocati ha raggiunto l’apice nell’anno 2020 con 245.000 iscritti, mentre nel 2025 le iscrizioni risultano 228.641, con la registrazione di una diminuzione in 10 anni (ovvero dal 2015 al 2025) di 6414 unità.
A ridursi sono soprattutto gli avvocati attivi mentre aumenta il numero degli avvocati pensionati contribuenti.
Ne risulta una platea più anziana con un ricambio generazionale meno dinamico
Torna ad esserci una presenza maschile (121.986 uomini) maggiore di quella femminile (106.655 avvocate) e la minore partecipazione femminile, iniziata nel 2021, risulta permanere in lenta e graduale diminuzione.
In particolare le donne risultano nettamente prevalenti nelle fasce più giovani della professione tra gli avvocati attivi (nella classe che va fino ai 34 anni rappresentano infatti il 57,3% dell’avvocatura), ma la curva si inverte a partire dai 55 anni di età.
In altre parole un’avvocatura più femminile alla base e più maschile al vertice anagrafico.

Al dato negativo della diminuzione degli iscritti corrisponde tuttavia un segnale positivo, ovvero un miglioramento della condizione economica reddituale della categoria, con un aumento del volume d’affari e del reddito Irpef dichiarato
I redditi dell’avvocatura hanno infatti registrato un incremento del 7.1% dal 2023 al 2024 (non sono ancora disponibili i dati reddituali del 2025) ed il reddito medio annuo è passato da euro 48.000,00, nel 2023, a 51.912,00 nel 2024.

Purtroppo rimane invariato il dato del gender pay gap, con un reddito medio di un avvocato pari a più del doppio rispetto a quello di un’avvocata. E la differenza reddituale tra i generi si presenta come vincolo strutturale sin dall’ingresso della professione: il dislivello iniziale determina percorsi di crescita differenti, con divaricazioni nelle retribuzioni che si approfondiscono con l’avanzamento di età.

La distribuzione dei redditi medi per classi di reddito mostra la sussistenza di una struttura piramidale all’interno del mondo dell’Avvocatura: alla base si trovano i redditi sotto i 35.000,00 euro, relativi al 61,7% degli avvocati, a livello intermedio si posizionano i redditi tra i 35.000,00 euro ed i 58.400,00 euro, riguardanti il 17% degli avvocati,
nella parte che si restringe della piramide si collocano i redditi fino ad euro 121.900,00 euro, percepiti dal 13,1% degli avvocati attivi e, infine, al vertice della piramide, si collocano gli avvocati che dichiarano un reddito superiore ai 121.900,00 euro, redditi che riguardano solo il 7,9% dell’avvocatura .

Rimane ampia la distanza che separa i redditi di chi esercita la professione al Nord del Paese rispetto a chi risiede nell’area meridionale.
La Lombardia si conferma la Regione a più alto reddito, ma purtroppo anche la Regione con il maggiore divario di redditività di genere, seguita dal Lazio.
La Regione più virtuosa, in relazione al gender pay gap, risulta al Nord la Valle D’Aosta, ove si registra il minor differenziale di reddito uomo donna ( e tuttavia pari al 35,3%!), mentre nel centro Sud e nelle le Isole la Regione più virtuosa risulta essere la Sardegna.

Lo scarto retributivo uomo/ donna si ripercuote poi anche a livello pensionistico: il valore medio delle prestazioni pensionistiche si attesta su euro 31.519,00, con una media per gli uomini pari ad euro 37.411,00 euro ed una media per le donna pari ad euro 24.047,00 euro (con un gap di genere che ammonta a circa il 35%.)
Una quota significativa di pensionati forensi, ovvero il 53,5% , gode di prestazioni pensionistiche maggiori, frutto di anni di contribuzioni su basi imponibili elevate, che si attestano o superano i 40.000,00 euro annui, mentre una quota del 19% percepisce pensioni inferiori ai 20.000,00 annui.

Ancora una volta il Nord si colloca al vertice per importo medio più elevato delle pensioni, mentre il Mezzogiorno accusa un significativo arretramento: le punte estreme sono il Trentino Alto Adige, Regione con l’importo pensionistico medio più elevato, e la Calabria per importo pensionistico medio minore.

Dato pensionistico significativo è l’aumento delle pensioni di vecchiaia anticipata (65 anni con 40 di contribuzione effettiva e possibilità di proseguire l’attività professionale) e l’arretramento delle pensioni di anzianità (62 anni con 40 di contribuzione e cessazione dell’attività).

Per quanto concerne l’assetto strutturale dell’avvocatura italiana, la distribuzione per tipologia di attività conferma su base nazionale la persistenza di un modello professionale ancora fortemente centrato sullo studio monopersonale (66,2%).
Per i giovani, l’avvio alla professione risulta sempre meno caratterizzato da un’immediata autonomia, con una prevalenza di forme di collaborazione e monocommittenza.
La conquista dell’autonomia professionale passa in buona percentuale attraverso la condivisione di spazi di lavoro, ovvero forme di coabitazione professionale, che permettano una condivisione delle spese.

Infine, per quanto concerne l’attività di promozione delle attività di studio, il passaparola si conferma al primo posto (oltre l’85% nel 2026). Il sito internet dello studio è tra gli strumenti che crescono con maggiore evidenza, mentre sono ancora contenuti gli utilizzi di strumenti promozionali in senso stretto (ovvero iniziative ad hoc, promozione mirata, pubblicità).
Sempre più rilevante anche l’utilizzo dei social media, con una prevalenza da parte dell’avvocatura under 40.
Gli strumenti maggiorente utilizzati sono Linkedln, Facebook e Instagram.

Tra i risultati delle indagini che il rapporto Censis ci restituisce vi è il dato di diffusione ed uso dei sistemi di AI, che in un solo anno vede aumentare la quota degli avvocati che la utilizzano professionalmente dal 27,5% al 55,3%, percentuale che risulta ancora più elevata per gli avvocati under 40.

Ancora una volta il rapporto CENSIS conferma la sua utilità per comprendere lo stato dell’arte della nostra professione, ma anche per fornirci rasserenazioni sulla tenuta della nostra Cassa Professionale di previdenza.

Oggi il rapporto iscritti attivi/ pensionati e’ pari a 5,8, un dato che rasserena, se si considera che per l’INPS il rapporto e’ pari a 2.
Il conseguente significato è che Cassa Forense risulta un Ente sano e che, quindi, l’avvocatura italiana può contare sia su un buon sistema di welfare durante la propria vita professionale sia, in età matura, sulla certezza dell’erogazione della prestazione previdenziale.