Quarant’anni di storia della Camera Penale di Milano e un futuro da costruire: riflessioni sul  tema carcere – di Ylenia Proietto 

26 Luglio 2026

Quarant’anni di storia sono un traguardo che impone una riflessione: non solo su ciò che è stato fatto,  ma su ciò che resta ancora da fare. E di riflessioni ne sono state fatte tante da chi la Camera Penale di  Milano l’ha guidata e da chi questa storia l’ha costruita davvero.  

Intervenendo in occasione di questo anniversario, al tavolo dei giovani iscritti alla Camera Penale di  Milano, ho parlato di carcere: uno di quei temi che mette alla prova la coerenza di chi si professa  difensore dei diritti. Sono profondamente convinta che ciò che compromette la dignità e i diritti della  persona detenuta finisca inevitabilmente per incidere anche sulla società in cui viviamo e sul nostro  stesso senso di giustizia.  

L’ambito penitenziario sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia recente. Troppi i  problemi che affliggono le nostre carceri: permane il grave stato di sovraffollamento, causa primaria  delle condizioni di vita indegne a cui sono costretti i detenuti, per mancanza di risorse e per l’assenza  di strumenti legislativi adeguati. Le proposte che pure esistono e che potrebbero incidere  positivamente vengono sistematicamente messe in discussione, lasciando spazio a un dibattito  pubblico che continua a essere dominato da una visione del carcere come luogo di  dannazione/punizione. Nessuna eccezione per l’istituto minorile milanese: lo stesso girone infernale!  

La rieducazione stride ancora con il sentire comune e questa è una battaglia culturale che non  possiamo smettere di combattere. Di fronte a questa realtà, tutte le attività e le proposte a sostegno  della popolazione detenuta rischiano di risultare insufficienti quando viene meno il rispetto delle  esigenze umane più elementari, a partire dal diritto alla salute. Eppure la finalità rieducativa della  pena e il rispetto del senso di umanità non sono opzioni ideologiche: sono principi costituzionalmente  garantiti dall’articolo 27 della nostra Carta Costituzionale.  

Il cittadino non dovrebbe più domandarsi se valga la pena investire nel sistema penitenziario, perché  il rispetto della dignità della persona detenuta e il perseguimento della finalità rieducativa della pena  rappresentano un investimento nella sicurezza, nella legalità e nella qualità della nostra convivenza  civile e questo è un messaggio che come avvocati è nostro dovere promuovere ogni giorno.  

La Camera Penale di Milano sta facendo e continua a fare la sua parte per contribuire a questo  cambiamento di prospettiva e ogni giorno, sempre di più, come Associata e Componente della  Commissione Carcere, ne riconosco il valore e la forza. In questi mesi e non solo sono state  organizzate visite all’interno degli istituti penitenziari milanesi, promuovendo un dialogo costante con le figure istituzionali di riferimento, a partire dalle direzioni degli istituti di pena, e la nostra  Camera Penale continua a far sentire la propria voce, con comunicati, prese di posizione pubbliche e  proposte concrete.  

Tra gli episodi più significativi merita di essere richiamato il caso emerso presso il carcere di Perugia,  dove intercettazioni non autorizzate dei colloqui tra difensori e assistiti si sono protratte per circa sei  mesi. Una vicenda che ha dato origine a un immediato momento di confronto e approfondimento  promosso dalla Camera Penale e che impone una riflessione più ampia: quando il rispetto dei diritti  fondamentali all’interno degli istituti penitenziari si indebolisce, il rischio è che vengano  compromesse anche le garanzie essenziali del processo. Il segreto professionale tra difensore e  assistito non costituisce una mera regola procedurale, bensì una condizione imprescindibile per  l’effettività del diritto di difesa.  

Queste considerazioni non vogliono essere, né devono essere, sinonimo di rassegnazione, che è, per  definizione, l’atteggiamento contrario alla difesa. 

Spero che i giovani avvocati non si rassegnino all’idea che, poiché alcune criticità del mondo  carcerario esistono da sempre, siano destinate a rimanere irrisolte. 

Credo profondamente nella storia e nel patrimonio di valori della nostra Camera Penale e questa  convinzione mi rende fiduciosa nel futuro. Sono certa che la Camera Penale di Milano continuerà a  essere un luogo vivo di confronto e di crescita professionale, capace di accompagnare le nuove  generazioni di avvocati e di trasmettere loro l’impegno a sostegno delle garanzie fondamentali. 

Mi rivolgo ai più giovani che stanno iniziando a scontrarsi ora con le criticità del nostro sistema penitenziario: spero che scegliate di fare parte di questa storia, assumendovi la responsabilità di  partecipare attivamente, avanzando proposte, con coraggio, determinazione, spirito di collaborazione  ed entusiasmo. Il cambiamento non si aspetta: si costruisce, una presa di posizione concreta alla volta.