Palestre Mentali. Editoriale – di Vinicio Nardo

25 Marzo 2026

Raccogliendo le idee, accade che tornino in mente ricordi o pensieri da mettere in fila e dar loro un senso che, inizialmente, sembrano non avere. Sono giusto dei flash, li riporto nell’ordine in cui mi sono venuti.

Primo flash: ascolto 2024, il podcast sul digitale di Radio 24, quando in sequenza passano due servizi, il primo sui venture capital, con le differenze tra USA, UE e Italia, ovviamente in progressione negativa; l’altro su uno studio strutturato milanese che ha riunito professionalità diverse da quelle legali al fine di fornire alla clientela che voglia aprire una startup assistenza, come suol dirsi, a 360°.

Secondo flash: è il momento in cui apprendo la notizia che Giovanni Lega smette dopo 23 anni di essere il presidente di ASLA, l’associazione degli studi legali strutturati. Lo sostituisce Valentina Masi, apprezzata consigliera dell’Ordine di Milano.

Terzo flash: in realtà più un rumore di fondo, che invoca per gli avvocati l’obbligo deontologico di dichiarare anticipatamente al cliente l’utilizzo di intelligenza artificiale nella prestazione che gli verrà fornita. Idee espresse più per obbligo che per reale convinzione, che incredibilmente hanno preso piede.

Quarto flash: Paolo Benanti riassume uno studio sui rischi dell’intelligenza artificiale: si impegna un x% in meno del cervello; si perde senso critico, favorendo il rischio di errore. Secondo lui non sarà un mero strumento ma un ambiente pervasivo, per cui bisognerà concepire palestre della mente per colmare il deficit di utilizzo.

L’effetto stroboscopico dei flash sollecita la mia immaginazione (è già palestra?). Si tratta di unirli con un’interpretazione di senso logico.

Il tema è chiaramente la professione forense a Milano, avamposto di innovazione e sede elettiva degli studi legali di grandi dimensioni.

Il primo flash illumina il binomio denaro e potere. Lo studio strutturato ha necessità di finanziarsi per dotarsi di nuovi strumenti e raccogliere molteplici professionalità al fine di massimizzare l’attrazione di clientela. E deve fare in modo che il cliente non vada altrove, trovando lì dentro la risposta ad ogni suo problema, magari non solo legale.

Da qui nuovi modelli di business più ampi, da costruire intorno all’attività di assistenza giuridica, a dire di taluni indispensabili per sopravvivere al cambiamento sociale e tecnologico, ma in possibile rotta di collisione con lo statuto normativo e deontologico dell’avvocatura. Come conciliare l’inconciliabile?

Forse ci soccorre il secondo flash. Avevamo osservato nell’autunno scorso plotoncini di colleghi varcare l’ingresso di Porta Vittoria, giusto quei pochi metri necessari per votare i delegati al Congresso. Ora, con la primavera, ecco il salto in avanti. Quell’azione che poteva essere isolata celava un progetto duraturo e bisognerà farci i conti.

La strategia è chiara, si dà spazio ai “nativi istituzionali”, allo stesso modo con cui si affida ai nativi digitali la pratica (e magari l’insegnamento) dei prompt di accesso all’intelligenza artificiale generativa. Tattica che potrebbe rivelarsi vincente: affidare ai nativi digitali la missione di pensionare i boomer istituzionali, che il futuro, quando va male, lo ignorano (come l’intelligenza artificiale nella bozza di riforma professionale), quando va peggio, se ne occupano con regole deontologiche nate morte: tipo quella del terzo flash.

L’intelligenza artificiale non è uno strumento ma un ambiente (quarto flash). Nessuno dovrebbe dichiarare di usare l’intelligenza artificiale, per il semplice motivo che ci saremo tutti immersi, consapevolmente o meno, come nell’aria che respiriamo.

Di solito le invenzioni hanno un prima e un dopo netti: il giorno precedente non avevi il fax, il giorno dopo l’hai avuto e solo allora l’hai usato. Invece, l’intelligenza artificiale abbiamo iniziato a utilizzarla senza saperlo ancor prima del 30 novembre 2022, giorno in cui, oltre a compiere io gli anni, è stato reso accessibile a tutti Chat Gpt.

E si è trattato di un upgrade così notevole che, a dispetto del record assoluto di diffusione, dopo tre anni e mezzo non si vede ancora una grande padronanza del mezzo. D’altronde non stiamo parlando del fax, ma di uno strumento cognitivo destinato a penetrare nel nostro profondo e a cambiarci.

Così messo a fuoco lo scenario restituito dai miei flash intermittenti (senza pretesa di maggiore credibilità di qualsiasi altra rispettabile interpretazione dei sogni), azzardo qualche conclusione sull’attuale fase di transizione.

Partendo dalla fine, la prima osservazione che viene da fare è che l’intelligenza artificiale ci riguarda tutti, nessuno escluso: grandi e piccoli. Così chi ci vede un’opportunità, come chi ne trae presagi di sciagura. Tanto chi ne parla per posa, quanto chi affetta noncuranza per pigrizia mentale o scarsa attitudine.

L’intelligenza artificiale, oggi strumento, domani sarà l’ambiente di lavoro degli studi legali, indifferentemente se strutturati o monopersonali. Il che potrebbe (dovrebbe?) avere un effetto calmierante, viste la capacità di questa protesi intellettuale di concentrare nel singolo quel che prima era un lavoro di gruppo.

E quando cambia il paradigma, il mutamento può raggiungere anche le strutture materiali. Si pensi a come (complice lo smartphone che già ci aveva messo in tasca computer e telefono insieme) il Covid ci ha sradicato dalle nostre tane (uffici e tribunali). Ora ci aspetta qualcosa di ancor più stravolgente.

Non credo che la vita di domani possa essere guardata con gli occhi di oggi. Ci serviranno norme professionali e deontologiche diverse per diversi ambiti di competizione professionale. E, affinché la tecnologia rimanga una protesi e non diventi un rimpiazzo, occorrerà pensare alle “palestre” di Benanti – intese come ambiti di ragionamento giuridico astratto – per conservare la creatività giuridica degli avvocati, forza propulsiva della giurisdizione.

Se in una fase di cambiamento così radicale viene istintivamente da diffidare delle operazioni muscolari, a maggior ragione non è il momento di rinchiudersi nelle piccole rendite di posizione. L’avvocatura “non” strutturata appare nella condizione dell’Italia dei Comuni: frammentata e quindi preda dei grandi eserciti stranieri.

Flash chiama flash, me ne sovviene un altro, il quinto, Pier Capponi che dice ai soldati francesi: ”Voi date fiato alle vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”.

Lo interpreteremo la prossima volta.