Ma davvero esiste un giallo su Cassa Forense da 4 miliardi? – di Paola Boccardi
26 Giugno 2026
Sul quotidiano LIBERO è apparso recentemente un articolo attraverso il quale si è imputato a Cassa Forense di aver cambiato la modalità di amministrazione di una parte del proprio patrimonio, destinando gli importi di uno e tre miliardi rispettivamente ad una SICAV (società di investimento a capitale variabile) e ad una SICAF (società di investimento a capitale fisso), società per azioni per la gestione del risparmio -ma questo l’articolo non lo specifica- entrambe di diritto italiano, costituite ed interamente partecipate dallo stesso Ente Previdenziale.
L’articolo non si dilunga sulla bontà o meno della scelta, quanto piuttosto sulla composizione dei CDA e dei collegi sindacali delle società appena costituite, suggerendo l’interpretazione che i due strumenti finanziari abbiamo di fatto collocato o, in taluni casi ricollocato in ruoli decisionali, soggetti che già rivestono o hanno rivestito in Cassa Forense ruoli di rilievo, come alcuni componenti dell’attuale o del pregresso CDA, alcuni sindaci ed il capo dell’ufficio investimenti di Cassa Forense stessa.
È bene ricordare che Cassa Forense è il primo Ente previdenziale a costituire una Sicav ed una Sicaf di diritto italiano (e non lussemburghese), a partecipazione chiusa, ovvero di proprietà al 100% di Cassa Forense, Società entrambe eterogestite, ovvero con gestione esterna ed autonoma da parte di una società di Gestione del Risparmio (SGR), che investirà quanto conferito secondo l’asset allocation approvata dal Comitato dei delegati.
La scelta, come è stata rappresentato in Comitato e come è stato approfondito nell’ambito della Commissione di Dinamiche finanziarie della quale faccio parte, è derivata dall’esigenza di diversificare la gestione di un patrimonio che ammonta ormai ad oltre 20 miliardi di euro, senza dover ampliare la struttura interna dell’Ente, che comporterebbe un notevole incremento di costi del personale e struttura a carico di quest’ultima
La gestione del patrimonio dell’Ente viene infatti svolta sia in forma diretta, mediante investimenti approvati dal CDA su proposta dell’ufficio investimenti interno sulla base di rigorose procedure, sia in forma indiretta mediante l’affidamento di mandati di gestione ad intermediari qualificati esterni, selezionati nel rispetto della legge e dei principi di efficacia, imparzialità, trasparenza ed economicità.
Tutti gli investimenti, diretti o indiretti, devono essere in linea con il livello di rischio consigliato dall’ufficio investimenti ed approvato ogni anno dal Comitato dei Delegati e devono rispettare l’Asset Allocation strategica e tattica approvate annualmente dal medesimo Comitato.
La Sicav e la Sicaf appena costituite si inseriscono quindi nella gestione finanziaria diretta (nel senso che una parte del patrimonio, i citati 4 miliardi, verranno progressivamente conferiti e quindi gestiti attraverso questi due organismi di proprietà dell’Ente), e gli investimenti operati attraverso tali Società dovranno – come gli altri – essere in linea sia con il livello di rischio che con l’asset allocation approvata dall’Ente previdenziale.
In tal modo viene “alleggerito” il carico degli investimenti diretti degli uffici interni, un’esigenza attuale ed ancor più futura, rilevata la previsione di ulteriore incremento del patrimonio dell’Ente.
Venendo alla composizione dei CDA (organo deputato alla supervisione degli investimenti e ad accertarne l’allineamento con gli interessi dell’ente previdenziale) la scelta che si è posta era se nominare, nella fase di partenza e per i primi anni di attività di SICAV e SICAF, soggetti totalmente estranei ed esterni alle dinamiche e competenze specifiche di Cassa Forense o, viceversa, nominare rappresentanti che avessero già avuto una specifica ed approfondita esperienza nelle attività finanziarie e di investimento dell’Ente.
Il comitato dei Delegati, dopo averne discusso, ha scelto a maggioranza la seconda ipotesi, rilevato che lo statuto dei due veicoli prevede la durata in carica dei componenti del cda per tre esercizi (ovvero tre anni in quanto ogni esercizio si conclude con l’approvazione annuale del bilancio) e che, successivamente a questo primo mandato, il socio unico – ovvero Cassa Forense – dovrà nominare i nuovi componenti del CDA.
In attualità SICAV e SICAF non sono ancora operative poichè l’iter ha comportato l’individuazione, con gara pubblica europea, del gestore esterno (SGR), la nomina di un advisor, e molte altre attività istruttorie, tutte sotto il vaglio dei Ministeri vigilanti e della Banca d’Italia.
Rilevato che fino ad oggi la gestione del patrimonio dell’Ente è stata molto soddisfacente (il 2025 ha registrato un + 9,9%), e che questi due veicoli verranno gestiti sotto la rigorosa regia di Cassa Forense, le aspettative sulla reddittività di SICAV e SICAF sono positive.
Tuttavia solo il futuro risponderà al quesito posto dall’avvocatura, se sia stata una scelta giusta istituirle.
Vivat qui videt… ma nel frattempo la risposta al quesito se vi sia un giallo da 4 miliardi su Cassa Forense mi auguro abbia trovato soddisfacente soluzione!