DIRITTO DEL LAVORO: NUOVE LEGGI E ?NUOVO AVVOCATO?

GiorgioTreglia-39A cura dell?avv. Giorgio Treglia.

Un importante convegno organizzato da Movimento Forense d? lo spunto per svolgere qualche riflessione sul ruolo dell?avvocato in un momento storico in cui, il proliferare di leggi in materia di Diritto del Lavoro, crea non poche problematiche.

Il convegno ?Licenziamenti illegittimi e tutele legittime? ha avuto il pregio, fra l?altro, di portare ad una ricognizione della attuale normativa in tema di licenziamenti.

 

Ebbene fra ?tutele crescenti? e ?decreto dignit?? la via della soluzione di un eventuale conflitto, in caso di licenziamento, diventa davvero irta di complessit?.

Si sa che, in caso di recesso, il ruolo dell?avvocato ?, normalmente, relegato alla fase processuale, in cui egli ? chiamato a difendere gli interessi del lavoratore o del datore davanti al giudice competente. Tralasciamo, perch? questa non ? la sede, di disquisire intorno alle malefatte del processo c.d. Fornero;

proviamo invece a valutare, forse sarebbe meglio dire a rivalutare, il ruolo dell?avvocato nella fase antecedente il conflitto.

Normalmente le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni, sono dotate di appositi uffici deputati alla gestione di tutte le questioni che riguardano il personale dipendente. Con la conseguenza che le questioni inerenti, ad esempio, un licenziamento, vengono ivi decise ed attuate.

E? proprio in questa fase che, credo, la presenza di un avvocato, magari specializzato in una materia complessa, possa giocare un ruolo primario.

Ed infatti l? ?audizione? tecnica ? e non solo – del parere dell?avvocato pu? essere di grande aiuto, sia per quel che attiene la retta applicazione della norma astratta al caso concreto, sia per la valutazione conseguente del ?rischio lite?, sia ancora perch? il consiglio dell?avvocato pu? addentrarsi in valutazioni di tipo etico che assumono una importanza focale.

E mi spiego meglio.

Pu? darsi che vi siano situazioni che legittimino il recesso per giusta causa o per giustificato motivo; ma pu? darsi anche che nessuna delle situazioni dinanzi descritte abbia a palesarsi e che i motivi di recesso siano altri. E? accaduto, ad esempio, che un certo datore di lavoro abbia avuto ?desiderio? di risolvere un contratto di lavoro con un proprio dipendente perch? ?. non si sa perch? ?ma ? meglio che quel signore vada via, cos? ? ? diventato antipatico?.

Ecco che, in questo caso, ci vuole tutto il coraggio del caso, e che l?avvocato deve mostrare, per dire al datore che quel licenziamento non s?ha da fare? perch? sarebbe illegittimo e privo degli elementi suoi propri, con tutte le negativit? conseguenti.

Di pi?, pur dovendo sempre l?avvocato agire con ?passione ragionata? per difendere gli interessi della parte che assiste, ? altrettanto necessario che egli abbia anche il coraggio di ritirarsi, laddove gli obiettivi del cliente siano contrari ai principi che informano la materia di riferimento.

Cos? facendo, ovvero avendo anche il coraggio di sconsigliare un certo tipo di azione, si pu? dire che egli contribuisca a fare giustizia.

Dunque, in una ridda di norme spesso diacroniche, ? necessario continuare a studiare la materia di riferimento, anche se pu? apparire noiosa ed incoerente. D?altro lato ? necessario ?introdursi? all?interno dell?organizzazione datoriale, al fine di rendere davvero un servizio di valore, anche nella quotidianit?.

Diversa l?ipotesi in cui si abbia ad assistere il lavoratore, atteso che, in quel caso, il rapporto fra professionista e cliente ?, di solito, un poco pi? stretto: spesso il legale ? chiamato a consigliare comportamenti ma, di fatto, si subisce l?iniziativa del datore.

Ecco: penso sia importante vedere un avvocato che conosca la materia tecnica e abbia scienza e coscienza della realt? che lo circonda.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *