Elezioni? Per Cosa?
Le elezioni del prossimo giugno servono ad eleggere i delegati al Congresso nazionale forense. Ciascun elettore potrà esprimere 33 preferenze, Milano (da sola) eleggerà 44 delegati.
Gli eletti parteciperanno al Congresso che si terrà a Torino in ottobre, come delegati con diritto di voto.
Il Congresso – definito dalla legge professionale la massima assise dell’avvocatura – delibera su istanze e indirizzi contenuti nelle mozioni sottoscritte dai delegati e sottoposte al voto del congresso (dunque di tutti i delegati).
Le mozioni approvate diventano delibere congressuali che impegnano ed orientano tutti gli organismi, istituzionali ed associativi, dell’avvocatura.
Tra questi, in particolare, l’OCF (Organismo congressuale Forense) cui è specificamente deputato il compito di attuare i deliberati con iniziative di carattere politico.
L’OCF decade e si rinnova al Congresso. I nuovi componenti vengono eletti dai delegati stessi al proprio interno.
I temi del Congresso sono circoscritti. il titolo di Torino è “L’Avvocato nel futuro. Pensare da Legale, agire in Digitale” con tre sottotemi: – AI ed esercizio della professione forense; – L’Avvocato nel processo e nelle attività non giudiziali; – Nuovi ambiti di consulenza legale.
Ma il Congresso è per noi la sede naturale ove dibattere tutto ciò che interessa la professione ed è per questo che sin da ora caldeggiamo la possibilità di un ampliamento del tema – eventualità concretizzabile su richiesta del 25 % dei delegati – alla riforma professionale. Argomento che si è cercato di sottrarre al giudizio del Congresso assicurando l’immediata approvazione parlamentare che invece si è
rivelata inesistente.
La lista Noi Avvocati si propone quindi come primo tema quello di promuovere l’estensione ed ha pertanto già iniziato, fin dai primi passi della campagna elettorale, a dibattere sui punti caldi della riforma (accesso alla professione, monocommittenza,
società tra avvocati, formazione e specializzazione, eccetera), nonché su quelli completamente omessi dalla riforma stessa, come il fondamentale tema della governance dell’avvocatura.
Lo facciamo attraverso il dibattito, sia all’interno, raggiungendo la sintesi tra le assortite componenti della lista, sia all’esterno, dialogando con tutte le componenti del Foro milanese.
Un’esperienza comunque istruttiva e formativa, e che prescinde dall’età: perché l’evoluzione della realtà va affrontata attraverso il contributo di tutti.
Piccolo ripasso
Ampliare i temi del Congresso è il primo obiettivo che consentirà di raggiungerne altri. Per capirlo serve fare un piccolo e veloce ripasso.
La nostra legge professionale 247 del 2012, attesa da anni (la precedente legge di anni ne aveva 80, era del 1933), prese vita in modo rocambolesco. In sostanza, a pochi mesi dalla fine della legislatura parlamentare l’Avvocatura fu invitata a consegnare un proprio articolato di riforma che sarebbe stato trasformato in legge. Ciò incredibilmente avvenne, a prezzo di una corsa affannosa per varare il testo da portare al Congresso forense di Bari del 2012.
Lì si deliberò l’approvazione ma con l’esplicita riserva di modificare il testo
nelle parti insoddisfacenti o lacunose.
Negli anni successivi la riserva non è stata sciolta fino a che, al Congresso di Lecce del 2022, la riforma ordinamentale è stata oggetto di un acceso dibattito e sono state portate varie mozioni. Memore dei guasti della fretta, il Congresso leccese ha preferito raggruppare le mozioni ordinamentali e deliberare di indire per l’anno successivo a Roma una “Sessione Ulteriore” di argomento monotematico, con l’impegno di arrivarci avendo predisposto un testo meditato e condiviso da approvare.
Ma a Roma le rappresentanze forensi si sono presentate senza aver svolto i compiti a casa. Non c’erano più le articolate mozioni di Lecce (svanite nel nulla), ma neanche ce n’erano di nuove altrettanto articolate e specifiche. Sicché si è deciso di accorpare tre mozioni di contenuto genericamente enunciativo, deliberando di dar vita a un tavolo condiviso col compito di redigere un completo progetto di riforma. Di fatto, una delega in bianco.
I mesi successivi sono trascorsi nell’opacità del percorso. Sono stati tardivamente istituiti più tavoli, ciascuno ignaro dei lavori degli altri. E si sono persi per strada, non si sa come e perché, i temi importanti che erano stati al centro del Congresso di Lecce.
Importa solo notare che improvvisamente è riapparsa la fretta, la stessa di Bari (seppur non più giustificata dall’urgenza di cambiare una legge pre- repubblicana).
I lavori in corso sono partiti in ritardo ma poi conclusi (interrotti?) in quattro e quattr’otto per affidare alla politica un testo praticamente sconosciuto agli avvocati, adducendo giustificazioni cangianti: ora il rischio di “finire nel calderone”, ora la miracolosa apertura di una “corsia preferenziale”, prospettazioni contraddette dalle dichiarazioni del Ministro, che al momento parlano solo di una indefinita “legge delega”.
Sia come sia, è sulle ali di questa ingiustificata fretta che si è inteso lasciare fuori dalla porta del Congresso di Torino di ottobre 2025 il tema riforma. Scelta quanto mai insensata proprio quando servirebbe un’approvazione congressuale per conferire autorevolezza al testo affidato in mani politiche.
Ecco perché noi ci impegneremo per provare a riportare quel tema al Congresso di Torino.
Per correggere ciò che in quel testo frettoloso c’è e per introdurre quello che, invece, non c’è.
Cosa sosterremo al Congresso
La lista Noi Avvocati si pone l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’avvocatura nel contesto attuale, affrontando con decisione le sfide che la professione deve affrontare.
Vogliamo un Congresso che torni ad essere il luogo del confronto vero e delle scelte condivise.
Questi, gli argomenti che porteremo al Congresso:
- Ampliare l’ordine del giorno, recuperando nella riforma della legge professionale la parte ordinamentale con una moderna separazione dei poteri e delle funzioni oggi tutte contenute nel monolitico Consiglio Nazionale Forense. La nostra massima Istituzione potrà rimanere unitaria a patto di dividere le diverse sezioni:
quella che emana le norme che regolano la professione, quella che ne dà attuazione amministrativa,
e infine quella che le applica nella giurisdizione domestica.
Per attuare, dunque, la separazione dei poteri che è al fondamento dei sistemi democratici.
- Investire il Congresso dei temi centrali per l’avvocatura (dalla monocommittenza, alle società tra avvocati, alle specializzazioni; una disciplina uniforme che valorizzi l’autonomia e le funzioni dei CPO – Comitati per le Pari Opportunità – e una riflessione sul patto di quota lite, per citarne alcuni);
è tempo di aprire un dibattito serio e inclusivo su questi temi.
- Intelligenza artificiale: l’avvocatura deve affrontare le trasformazioni tecnologiche con consapevolezza e spirito critico. Si pongono questioni profonde che toccano direttamente il ruolo del difensore.
È fondamentale che l’avvocato resti al centro del sistema di giustizia, anche in un contesto in rapido cambiamento, e che i giovani professionisti siano formati per interpretare e governare questi strumenti, non subirli.
4. Accesso alla professione e formazione dei giovani: chiamati a tutelare i diritti, non possiamo ignorare il valore del lavoro svolto dai più giovani. L’ingresso nella professione deve avvenire attraverso un percorso formativo serio, ma anche equo e sostenibile.
È necessario garantire condizioni che permettano ai praticanti e ai giovani avvocati di crescere professionalmente, con adeguato riconoscimento del loro contributo, sfoltendo la burocrazia che li sottrae agli studi professionali disincentivando l’accesso.
5. Varare una normativa lungimirante sulle forme di aggregazione professionale e sulle modalità di svolgimento della professione:
una normativa che non penalizzi gli avvocati ma, anzi, favorisca e stimoli la loro attività professionale in diversi contesti.
Le aggregazioni vanno sostenute ed incoraggiate, anche sotto il profilo fiscale e previdenziale, evitando che i regimi forfettari abbiano carattere escludente.
6. La governance dell’avvocatura: è necessario rafforzare la rappresentanza dell’avvocatura, rendendola più partecipata, trasparente e realmente espressione delle istanze della base.
Vanno ripensati i meccanismi di funzionamento degli organismi rappresentativi, affinché tornino ad avere un ruolo effettivo nelle scelte che incidono sulla professione.
La partecipazione non può essere solo formale: serve un modello di governance che ascolti, coinvolga e agisca.